Le indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi continuano a far discutere anche a distanza di oltre quarant’anni. Tra il lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta, le nuove verifiche investigative e le richieste della famiglia, il caso resta uno dei più complessi e seguiti della cronaca italiana, con l’obiettivo di fare luce su una vicenda che ancora oggi presenta numerosi interrogativi irrisolti.
Nelle ultime settimane l’attenzione si è concentrata sia sugli sviluppi dell’attività della Commissione sia sulle piste investigative emerse nel corso degli anni. A tornare sull’argomento è stata anche la trasmissione Storie Italiane, che ha ospitato il fratello della giovane scomparsa, Pietro Orlandi, e l’avvocato della famiglia, Laura Sgrò.

Emanuela Orlandi, le parole del fratello Pietro. “Perché lui è indagato”
Pietro Orlandi ha ribadito la sua convinzione che la verità possa ancora emergere: “Dopo 43 anni parliamo ancora di questa vicenda e dobbiamo arrivare alla fine. Io ho la certezza che arriveremo alla verità. Non si può dire basta perché sono passati troppi anni. Quando mi dicevano: ‘Sono passati 20, 30 anni, lascia stare e pensa a te’, sono frasi che non fanno altro che spingerti ad andare avanti fino alla fine. La verità c’è, nessuno la può eliminare, non è scomparsa e deve venire fuori. È un diritto che appartiene a tutti noi e non dobbiamo rinunciare a questo diritto”.

Il fratello di Emanuela è poi tornato a parlare della vicenda della Casa del Jazz, l’area dove nei mesi scorsi sono stati effettuati alcuni scavi alla ricerca di possibili riscontri investigativi. A questo proposito ha dichiarato: “Quella villa non era di Nicoletti ma di De Pedis, quindi lui poteva usarla in tutti i modi. Non dico che per Emanuela Orlandi…”.