Il potere, le relazioni politiche, soprattutto a livello internazionale, abbisognano di una serietà di approccio, in particolare tra persone la cui confidenza personale è relativa. Nessuno deve snaturarsi, ma avere invece il massimo dell’autocontrollo. Scoppiare in fragorose, e non opportune, risate ad una cena di presentazione di famiglie non genera empatia, ma perplessità. A maggior ragione a livello internazionale, dove non si rappresenta se stessi ma gli interessi di milioni di persone oltre che l’atteggiamento di uno Stato.
La nostra presidente del consiglio, se si esamina il book fotografico di tutte le sue visite internazionali, ha via via ceduto ad una evidente civetteria confidenziale, fatta di sguardi, riduzione della distanza prossemica e posture corporee, che cercano di personalizzare fortemente i colloqui. Lo fanno tutte le donne? Non vediamo simili pose dalla Von der Lyen, dalla Kallas o dalla Merkel, temuta e rigida ex premier tedesca, figuriamoci della conservatrice austera Tatcher. Non si vuole trasformare al tempo del Grande Fratello, o di Temptation Island, come ha commentato Meloni, la nostra premier in una Golda Meir. Ma da una brava e preparata politica, che ha chiesto di chiamarla al maschile “Signor Presidente”, richiamando rispetto formale, ci aspetteremmo altre modalità di postura colloquiale.