Giorgia Meloni e la postura del potere

AI tempi di Breznev c’era addirittura il bacio in bocca, come quello immortalato con Honecher, ma quello era un rito di sodalità dell’impero sovietico. Non vogliamo fare maschilismo, anche Berlusconi aveva posture poco formali e tendenti al lasciarsi andare, come le braccia allargate davanti a Michelle Obama. Ma tutto questo a livello internazionale viene percepito non bene. Il livello globale, la babele di lingue, guarda più alle foto, alle posture, agli atteggiamenti fisici, che ai discorsi scritti dai ghost writer. Per questo i felpati democristiani alla Andreotti erano cosi rigidi e seriosi nelle visite estere, ma anche nei discorsi in parlamento. Perché volevano fare dimenticare ai competitors internazionali che eravamo il paese percepito di pizza&mandolino. Eravamo diventati la quinta potenza industriale mondiale.

Eravamo “seriamente” competitivi, ora lo siamo meno di allora, ma cercare di compensare con soft power confidenziale, civettuolo e personalistico, non è il giusto modo. Soprattutto se ci si confronta con guitti e bulli, alla Trump o Elon Musk. Le foto e le posture dicono tutto in politica internazionale, che non è la trattoria Costanza, quelle di Yalta o di Camp David, sono eloquenti, serie e comprensive dei propri ruoli nazionali e dei riflessi internazionali. Selfie, video social, lasciamoli alle soubrette. Meloni è determinata e brava, non ceda, non alla femminilità, ci mancherebbe, ma alla civetteria ruffiana. Non le serve, e non le si addice. Né a lei né a noi.