La parte successiva cambia tutto.

Quelle parole mi colpirono come un pugno nello stomaco.

Sentii la gola stringersi mentre mi voltavo verso il letto.

I suoi occhi si aprirono di scatto quando sentì la mia voce.

Quando mi vide, un debole sorriso apparve sul suo viso emaciato.

“Sapevo che saresti venuta”, disse debolmente.

Il mio cuore si spezzò.

“Torni sempre.”

Quelle parole mi fecero male.

Perché non ero tornata.

Non quando si era ammalato la prima volta.

Non quando i medici dissero che la leucemia era aggressiva.

Non quando ci dissero che non avevamo tempo da perdere.

(Solo a scopo illustrativo) Mi avvicinai lentamente al letto e gli presi la mano con delicatezza, temendo di fargli male.

Le sue dita mi sembravano così piccole tra le mie.

“Ora sono qui”, dissi a bassa voce. “Non me ne vado.”

Annuì dolcemente, come se bastasse.

Come se la mia sola presenza potesse risolvere tutto.

Alzai lo sguardo verso mio marito. Rimase in piedi vicino alla porta, a guardarci, troppo stanco persino per sperare.

“Non è troppo tardi per iniziare il trapianto, vero?” chiesi.

Per un attimo non rispose.

Poi si strofinò il viso e disse: “Abbiamo ancora tempo. Ma dobbiamo agire in fretta”.

Stringetti la mano al ragazzo.

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