L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute dopo un avvelenamento da ricina nel comune di Pietracatella, entra in una fase di approfondimenti decisivi. Le verifiche, coordinate dalla Procura competente e condotte dalla polizia, si concentrano su alcuni elementi emersi nelle ultime settimane e su una serie di accertamenti tecnico-scientifici disposti per chiarire tempi e modalità dell’esposizione alla sostanza.
Secondo informazioni investigative, l’attenzione degli inquirenti si sarebbe ristretta attorno a tre persone, due donne e un uomo, la cui posizione è al momento oggetto di valutazioni. Non risulterebbero, allo stato, iscrizioni formali nel registro degli indagati.
Sospetti e riscontri: tre persone sotto osservazione
Sull’identità dei soggetti attenzionati viene mantenuto il massimo riserbo. Gli investigatori starebbero lavorando per acquisire riscontri oggettivi, utili a confermare o escludere l’ipotesi di un coinvolgimento diretto o indiretto nella vicenda.
Le attività in corso riguardano l’analisi di dati, testimonianze e possibili collegamenti con la disponibilità o la manipolazione della tossina. Gli esiti delle verifiche potrebbero orientare le decisioni della Procura in merito a eventuali sviluppi procedurali.
Analisi di laboratorio: campioni biologici affidati a un istituto specializzato
Per rafforzare il quadro tecnico, parte degli accertamenti è stata affidata a specialisti di un centro di riferimento internazionale con sede a Berlino, coinvolto per l’elevata competenza nel settore delle sostanze tossiche e delle indagini biologiche.
Gli esperti esamineranno campioni di sangue prelevati a Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, e ad Alice Di Vita, l’altra figlia della famiglia, sopravvissuta. L’obiettivo è individuare eventuali tracce compatibili con l’esposizione e valutare la presenza di anticorpi correlati alla tossina.