Alimenti e contenitori sequestrati: circa 70 reperti da verificare
Parallelamente proseguono gli esami su numerosi reperti acquisiti nell’abitazione. Tra questi figurano circa 70 alimenti e diversi contenitori, che verranno analizzati per individuare eventuali residui o contaminazioni riconducibili alla ricina.
La ricostruzione scientifica mira a definire non solo se la sostanza sia stata introdotta tramite cibo o bevande, ma anche quando ciò possa essere avvenuto e con quali modalità operative.
La cena del 23 dicembre al centro della ricostruzione
Tra le piste considerate, resta rilevante quella legata a un pasto consumato il 23 dicembre, in cui erano presenti Antonella Di Ielsi, il marito Gianni e le due figlie Sara e Alice. Gli inquirenti intendono chiarire se l’eventuale somministrazione della sostanza possa essere collocata in quel contesto.
Un punto ritenuto cruciale riguarda la diversa gravità delle conseguenze: madre e figlia sono decedute, mentre Gianni avrebbe accusato un malessere senza esiti fatali e Alice è sopravvissuta. Le analisi dovranno stabilire se tutti abbiano assunto la tossina e, in caso affermativo, se le quantità ingerite siano state differenti.
La richiesta di verità dei familiari e i prossimi passaggi
Nel frattempo la famiglia continua a chiedere chiarezza sull’accaduto. In una dichiarazione resa a una trasmissione televisiva di informazione, una parente di Antonella ha espresso l’attesa per l’accertamento dei fatti e per gli eventuali provvedimenti conseguenti.
I risultati degli esami di laboratorio sui campioni biologici e sui reperti sequestrati sono considerati determinanti per ricostruire il percorso della ricina e verificare l’eventuale consistenza degli elementi a carico delle tre persone attualmente sotto osservazione. La Procura mantiene, per ora, il massimo riserbo sugli sviluppi dell’indagine.