L’evoluzione delle normative di sicurezza nei settori ad alto rischio e il monitoraggio delle attività scientifiche internazionali continuano a sollevare complessi interrogativi di carattere giuridico e procedurale. Di fronte a eventi di portata drammatica che si consumano in territori geograficamente remoti, l’intreccio tra i protocolli amministrativi locali e le verifiche condotte dalle autorità giudiziarie centrali diventa un passaggio obbligato per fare piena luce su dinamiche operative ancora opache. Mentre gli esperti analizzano i dettagli logistici, i nodi legati alle autorizzazioni formali e all’idoneità delle apparecchiature tecniche emergono come elementi cardine di un’indagine che stringe i tempi per ridefinire i confini delle responsabilità professionali.
Abbigliamento inadatto e l’analisi dei filmati subacquei
Con il recupero di questa mattina dei corpi degli ultimi due sub, ovvero Muriel Oddenino e Giorgia Sommacal, grazie all’aiuto degli esperti speleosub finlandesi inviati alle Maldive, emergono nuovi dettagli che gettano ulteriori dubbi sulla tragedia avvenuta nelle grotte sottomarine qualche giorno fa. Elementi circostanziali e anomalie documentali stanno infatti guidando l’attività degli inquirenti nelle ultime ore. Fonti locali hanno fatto sapere che la professoressa Monica Montefalcone avrebbe “indossato una tuta corta”: questo fa pensare che, di certo, non fosse l’abbigliamento più adatto per immergersi in profondità e raggiungere le grotte sottomarine.
Ne sapremo di più nelle prossime ore ma si tratta di un dettaglio non di poco conto per il quadro investigativo. Gli inquirenti, intanto, hanno già in mano le GoPro utilizzate dai sommozzatori, così da poter analizzare nel dettaglio le registrazioni video dell’immersione e ricostruire gli ultimi istanti della spedizione.
Le incongruenze sui permessi e l’assenza dei brevetti
Balza subito all’occhio un’altra stranezza relativa all’immersione, secondo quanto dichiarato dal portavoce presidenziale delle Maldive, Mohameed Hussain Shareef, all’Associated Press: “Sebbene i subacquei italiani fossero in possesso di un permesso, le autorità non conoscevano, dalla loro proposta, l’esatta ubicazione della grotta che stavano esplorando”. Un’affermazione pesante che delinea scenari ancora da chiarire, soprattutto perché lo stesso Shareef ha aggiunto che quelle grotte così in profondità sono state definite “impegnative, con un terreno difficile, forti correnti e scarsa visibilità”.