Un’altra anomalia che balza all’occhio riguarda almeno due delle cinque vittime italiane. Il portavoce governativo ha infatti spiegato che “non rientravano nella lista dei ricercatori” che era stata inizialmente presentata alle autorità locali. Dunque, come specificato in via ufficiale, “non sapevamo che facessero parte della spedizione”. Resta da capire se si sia trattato di un’omissione formale o di una semplice dimenticanza.
A complicare il quadro si aggiunge una questione tecnica fondamentale che riguarda le competenze specifiche richieste per simili contesti ambientali. “Nessuno dei sub aveva il brevetto di grotta”, fa sapere la legale del tour operator Albatros. Si tratta del certificato subacqueo avanzato che abilita l’esplorazione di cavità o grotte sommerse, ambienti in cui non è possibile risalire direttamente in superficie a causa del “tetto” di roccia. La stessa rappresentante legale ha poi concluso esplicitando un punto centrale dell’intera vicenda: “Che io sappia, nessuno dei cinque sub aveva una preparazione specifica per l’immersione in grotta e il brevetto di grotta. A questo punto, il tema della profondità viene meno”.