Il silenzio calò sul tavolo come un colpo. Daniela, mia cugina, fu la prima a vedermi. Impallidì. Rodrigo abbassò lo sguardo. Sofía portò il bicchiere alle labbra come se quello potesse nasconderla.
Mauricio ha tenuto testa ai media.
“Mariana… non sapevo che fossi già arrivata.”
«Sì», dissi con calma. «Sono arrivato giusto in tempo.»
Mi avvicinai al tavolo. Tutti si aspettavano lacrime, urla, una scenata. Ma io mi limitai a guardare Mauricio negli occhi. Poi alzai la mano sinistra e mi tolsi l’anello di fidanzamento. Un diamante enorme e perfetto, scelto più per impressionare che per fare una promessa.
L’ho posizionato accanto al suo bicchiere di whisky.
Il suono era debole.
Ma nessuno rise più.
«Non preoccuparti», dissi. «Non devi sposarmi.»
Per un attimo, l’ho visto.
Sollievo.
Mauricio cercò di nasconderlo, ma era troppo tardi. Conoscevo quell’espressione. L’avevo sentita usare da uomini d’affari che credevano di essere scampati al fallimento, salvo poi scoprire che tutto ciò che li aveva sostenuti era svanito nel nulla.
Per lui la cosa peggiore della serata era che io lo avessi sentito.
Non ne avevo idea.
Perché il problema non era che mi fossi perso.
Il problema era tutto ciò che avrebbe perso con me.
E nessuno a quel tavolo riusciva a credere che stesse per accadere…
PARTE 2
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