Ricina, si indaga per omicidio volontario: “Forse usarono i loro telefoni per fare ricerche sul veleno”

  • eventuali ricerche internet relative alla ricina;
  • conversazioni e chat tra le vittime;
  • rapporti con familiari, amici e conoscenti;
  • documenti, appunti o annotazioni personali che possano fornire elementi utili alle indagini.

L’ipotesi al centro dell’inchiesta

Secondo quanto emerso, la Procura di Larino starebbe valutando la possibilità che le ricerche sul veleno siano state effettuate utilizzando direttamente i dispositivi delle vittime.

Gli investigatori, tuttavia, non escludono che a utilizzare quei dispositivi possa essere stata un’altra persona vicina alla famiglia.

Al momento l’ipotesi dell’omicidio-suicidio viene considerata poco probabile dagli inquirenti, mentre resta aperta la pista dell’omicidio volontario.

Sessanta giorni per la relazione tecnica

Dopo l’estrazione dei dati, gli esperti informatici avranno sessanta giorni di tempo per elaborare una relazione dettagliata da consegnare alla Procura.

L’analisi dovrà consentire di stabilire:

  • chi ha effettuato eventuali ricerche sulla ricina;
  • quando sono state svolte;
  • da quali dispositivi sono partite;
  • se esistono contatti o comunicazioni rilevanti per la ricostruzione dei fatti.

Gli investigatori: “Restano aperte diverse ipotesi”

Il capo della Squadra Mobile di Campobasso, Marco Graziano, ha mantenuto il massimo riserbo sull’inchiesta.

«Stiamo lavorando, lasciateci lavorare», ha dichiarato ai giornalisti, aggiungendo che restano ancora diverse piste investigative da approfondire.

Alla domanda su un possibile collegamento con ambienti terroristici, Graziano ha escluso tale scenario, precisando: «Per me è escluso».

L’indagine continua quindi a concentrarsi sull’ambito familiare e relazionale delle vittime, mentre gli investigatori attendono che l’analisi dei dispositivi elettronici possa fornire gli elementi decisivi per chiarire il duplice avvelenamento che ha scosso la comunità molisana.