“È impossibile!”. Maldive, la rivelazione che cambia tutto

«E per immergerti a oltre 60 metri – prosegue – hai bisogno di gas subacquei oltre all’aria. Si chiamano trimix. Sono una miscela di ossigeno, azoto ed elio, che riducono l’effetto narcosi in profondità. Così resti lucido».

L’esperto ha inoltre evidenziato il ruolo fondamentale del rebreather, dispositivo che permette di riciclare il gas respirato e garantisce tempi di permanenza sott’acqua molto più lunghi rispetto alle attrezzature tradizionali. In condizioni estreme, infatti, l’autonomia di un sistema standard sarebbe limitata a pochi minuti.

«Impossibile entrare accidentalmente nella grotta»

Tra gli aspetti affrontati durante l’intervista al Corriere della Sera anche le ipotesi sulle possibili cause dell’incidente. Paakkarinen ha escluso con decisione che qualcuno possa entrare inconsapevolmente in una grotta di quel tipo.

«Non rischi di entrare accidentalmente in una grotta», ha spiegato, precisando che il cambiamento tra luce e oscurità è immediatamente percepibile anche in condizioni di grande visibilità come quelle presenti alle Maldive.

Lo speleosub ha poi ridimensionato anche la teoria di un eventuale “risucchio” provocato dalle correnti marine. Secondo quanto riferito, all’interno della cavità sommersa sarebbe stata rilevata soltanto una corrente molto debole.

«Quindi è vero che c’è una corrente in entrata e in uscita dalla grotta – continua l’esperto –. La grotta, per così dire, respira. Ma è davvero poco forte. Non è possibile che abbia risucchiato qualcuno».

Le difficoltà dell’operazione di recupero

Paakkarinen ha descritto il recupero come un intervento estremamente delicato, soprattutto a causa della profondità superiore ai 60 metri e delle condizioni operative all’interno della grotta.

«Ci sono molti piccoli dettagli che devono combinarsi per poter fare questo tipo di immersione o anche solo per svolgere qualsiasi lavoro lì dentro», ha spiegato nel colloquio con il Corriere della Sera.

L’organizzazione della missione sarebbe stata avviata in tempi rapidi subito dopo la chiamata d’emergenza, grazie alla collaborazione tra la squadra di speleosub, Dan Europe, l’ambasciata italiana, le forze di difesa maldiviane e la polizia locale.

Al termine delle operazioni, tutto il materiale recuperato, comprese le attrezzature subacquee e le GoPro, è stato consegnato alle autorità competenti per gli accertamenti del caso.

«Non si dovrebbe mai entrare in una grotta senza essere certi dell’esito», ha concluso Paakkarinen, ribadendo la fiducia nelle capacità della propria squadra e nell’esperienza maturata in anni di immersioni estreme.