Maria lo vide, ma non disse nulla.
Il silenzio, questa volta, è stato sufficiente.
—Maria… lo volevi davvero? —chiese improvvisamente Doña Elena.
«Sì», rispose senza esitazione. «Lo amavo troppo. Ecco perché l'ho lasciato. Perché non era più amore. Era solo rassegnazione.»
-E adesso?
Maria accennò un sorriso.
—Ora scelgo me stesso.
Doña Elena abbassò lo sguardo.
—Vorrei poterlo fare. Senza paura.
«Può farlo», disse Maria con fermezza. «Ma deve volerlo.»
Quando raggiunsero Jacaranda Street, l'edificio era ancora lo stesso. Fin troppo lo stesso.
Doña Elena lo guardò in silenzio.
—Grazie per avermi portato qui… e per avermi ascoltato.
Maria annuì appena.
—Abbi cura di te, Doña Elena.
Ma non è scesa subito.
—Maria… se un giorno… mi piacerebbe parlare di nuovo con te. Non come suocera. Come persona.
Maria la guardò per un secondo.
-Forse.
Doña Elena scese lentamente.
Prima di chiudere la porta, disse:
—Sono fiero di te. Anche se non te l'ho mai detto.
La porta si chiuse.
Ma tre giorni dopo, il telefono di Maria vibrò... e il nome sullo schermo fece ricominciare tutto da capo.
Parte 3:
Tre giorni dopo l'incontro al supermercato, María non pensava più a Doña Elena. Non per freddezza, ma perché la sua vita non stava più andando indietro.
Le mattine erano tranquille, ordinate, pervase da una calma che prima sembrava impossibile. Tastiera, caffè caldo, una luce soffusa che filtrava dalla finestra. Nessuno la interrompeva. Nessuno le imponeva nulla. Nessuno decideva al posto suo.
Fino a quando il telefono non ha vibrato.
Un nome sullo schermo.
“Doña Elena”.
Maria non rispose subito. Fissò lo schermo come se pesasse più del solito. Poi rispose.
— Maria… mi dispiace. Non so chi altro chiamare.
La voce non era più la stessa. Non c'era più autorità, né orgoglio. Solo stanchezza.