
“Proprio per questo Pavia ha sollecitato la Procura Generale di Milano a chiedere la revisione, vedremo quando arriverà questa decisione, probabilmente non prima di settembre. La Procura di Pavia valuterà poi le consulenze presentate dalla difesa di Andrea Sempio, anche sul piano del rigore scientifico, a questo si affiancherà il lavoro del professor Roberto Catanesi, che dovrà redigere un profilo psichiatrico dell’indagato. Si cercherà di capire la sua capacità di intendere e di volere all’epoca dei fatti, ma soprattutto un’eventuale sua pericolosità sociale a oggi”.
Un percorso che potrebbe richiedere ancora diversi mesi e che si intreccia con gli approfondimenti tecnico-scientifici presentati sia dall’accusa sia dalla difesa dell’attuale indagato. Tra gli aspetti ancora da valutare figurano infatti anche le consulenze depositate dagli avvocati di Andrea Sempio, mentre il lavoro affidato allo psichiatra Roberto Catanesi dovrà contribuire a delineare il profilo dell’indagato sotto il profilo della capacità di intendere e di volere e dell’eventuale pericolosità sociale.
Nel dibattito si è parlato anche delle numerose ricerche effettuate negli anni da Andrea Sempio sul procedimento giudiziario e sul tema del Dna. Proprio su questo punto è intervenuta Giada Bocellari, che ha spiegato come tali elementi siano stati inseriti nell’impianto accusatorio.
“L’impostazione accusatoria parla di una sorta di ossessione di Sempio, ma questa non si fonda su suggestioni, bensì su analisi fatte in maniera approfondita e riportate nell’informativa finale. Tutto è basato su ricerche che Sempio aveva fatto in quegli anni, in particolare nel 2014 ci sono numerose ricerche sul processo di Stasi e sul DNA, in quel processo di appello bis una delle due perizie era relativa al DNA sulle unghie della vittima, evidentemente aveva un interesse specifico su questa tematica”.
Rispondendo alle domande del conduttore Dario Maltese, l’avvocato di Alberto Stasi è tornata sul rapporto tra il suo assistito e Chiara Poggi, affrontando il tema dell’eventuale conoscenza di Andrea Sempio. “Alberto in maniera netta ha detto di non avere mai visto né conosciuto Sempio, Chiara non gli aveva mai parlato di lui, non sapeva nemmeno che esistesse. I motivi per cui Chiara non abbia mai riferito di questo possono essere vari, lui ha detto di avere saputo da lei di un collega di lavoro che si era mostrato interessato, anche se si era trattato solo di un invito per un caffè, è una cosa che magari si dice tra fidanzati per testare la gelosia dell’altro”.
In realtà dietro un caffè potrebbe esserci un interesse forte. Il legale ha poi proseguito il ragionamento affrontando uno dei punti più delicati dell’inchiesta, quello relativo ai video privati custoditi nel computer della vittima. “Diversa è una situazione come quella che paventa la Procura, ovvero che Chiara potesse avere saputo che qualcuno avesse visionato i loro video intimi, questo avrebbe potuto spingere lui a fare domande, tipo ‘Come mai non hai protetto le nostre cose?’. Se io sbaglio e lascio liberi alcuni contenuti, sapendo che quel computer sia utilizzato da altri soggetti e lo vado a dire al mio fidanzato, lui avrebbe potuto chiedermi conto, fino a maggio quei video non erano protetti”.
Le dichiarazioni hanno immediatamente acceso il dibattito anche sui social, dove gli utenti si sono divisi. C’è chi scrive: “Ogni settimana emerge un particolare diverso, è impossibile non seguire gli sviluppi”, mentre altri invitano alla prudenza: “Finché non ci saranno decisioni della magistratura è giusto evitare processi mediatici”. Non mancano nemmeno i commenti di chi auspica che la nuova inchiesta riesca finalmente a fare piena luce su uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi decenni. “Quindi fatemi capire, Stasi dice tra le righe che c’era un collega abbastanza cotto di Chiara e non mai stato sentito? Mi pare assurdo”.