A far discutere sono soprattutto i circa 45 mila euro in contanti che, secondo gli atti dell’inchiesta, sarebbero stati consegnati ai tre avvocati che in passato seguirono la posizione di Andrea Sempio.
La particolarità che ha colpito gli investigatori è che il denaro sarebbe stato versato ancora prima che il giovane risultasse ufficialmente indagato. Gli ex legali ascoltati dagli inquirenti avrebbero fornito ricostruzioni differenti sulla gestione di quei soldi, rimpallandosi le responsabilità. Il procuratore Francesco Prete, il 12 novembre 2025, ha convocato gli avvocati Federico Soldani, Massimo Lovati e Simone Grassi.
Grassi ha ammesso a verbale di aver intascato «15 mila euro a testa» senza aver fatto nulla, ricordando solo di «aver fatto la foto delle scarpe di Andrea che ho fatto recapitare a Quarto grado». Essendo civilista, partecipava alle riunioni ma «stava zitto e non dava contributi». Secondo lui, era Lovati che si occupava di tutto e che aveva anche concordato «la cifra di 45 mila euro»… contanti che i Sempio portavano in mazzette che poi venivano spartite. Lovati, invece, davanti ai pm dice invece che a ricevere i soldi erano i colleghi «dopodiché mi chiamavano, mi recavo al loro studio e prendevo il denaro». L’avvocato Soldani sostiene che fu Lovati a «decidere la cifra che per noi era congrua data la delicatezza del reato»: «Si trattava di 45 mila euro da dividere in tre parti uguali. Fu Lovati a insistere che venissero erogati in contanti»

Le contraddizioni emerse durante gli interrogatori hanno così alimentato nuovi dubbi sull’intera operazione. Secondo la Procura di Brescia, quei movimenti di denaro potrebbero non essere collegati soltanto a spese difensive. Gli investigatori stanno infatti cercando di capire se parte delle somme possa essere stata destinata ad altri scopi. Al centro delle verifiche c’è anche l’ipotesi di presunti contatti opachi che, se confermati, potrebbero cambiare completamente il quadro dell’inchiesta.