Soltanto dopo l’apertura del frigo-box, sempre secondo la ricostruzione investigativa, l’equipe si sarebbe accorta che l’organo destinato al trapianto risultava ormai inutilizzabile perché congelato dalle temperature troppo basse generate dal ghiaccio secco utilizzato durante il trasporto. Un dettaglio ritenuto cruciale dagli inquirenti, convinti che pochi minuti di verifica preventiva avrebbero potuto evitare l’avvio di una procedura ormai irreversibile.

Nel corso degli interrogatori preventivi davanti al gip Mariano Sorrentino, la dottoressa Emma Bergonzoni è stata ascoltata per oltre due ore. Tra gli elementi contestati figura anche una presunta alterazione della cartella clinica: i tempi della circolazione extracorporea annotati dalla perfusionista non coinciderebbero infatti con quelli riportati successivamente nel referto operatorio ufficiale. All’uscita dal tribunale, il legale della dottoressa, il professor Vincenzo Maiello, ha scelto di non entrare nel merito della vicenda limitandosi a dichiarare: “Lasciatemi riflettere”.
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Successivamente è stato interrogato anche Guido Oppido per circa tre ore. I suoi avvocati, Vittorio Manes e Alfredo Sorge, hanno sostenuto che il medico abbia sempre mantenuto la stessa ricostruzione cronologica dei fatti, supportata – a loro dire – da documentazione precisa. La difesa sostiene inoltre che Oppido avrebbe iniziato la cardiectomia soltanto dopo aver ricevuto il via libera dall’equipe di Bolzano attraverso un messaggio con scritto “ok cuore”. Tuttavia, secondo quanto emerso dalle testimonianze raccolte dagli investigatori, nessuno tra il personale presente nella sala operatoria del Monaldi avrebbe confermato l’esistenza di quella comunicazione decisiva.